di là fioriscono carote selvagge, ghost space, torino, maggio - giugno 2018


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Di là fioriscono carote selvagge 

 

"Intra-actions are practices of making a difference,
of cutting together-apart,
entangling-differentiating (one move)
in the making of phenomena.
Phenomena—entanglements of matter/ing
across spacetimes—
are not in the world, but of the world."
Karen Barad
 

Nella sua ricerca Laura Viale ha posto l'attenzione sul paesaggio e i suoi elementi naturali – steli d'erba, foglie, infiorescenze, rami, rocce –, attraverso la fotografia, il video, il disegno e la scultura, con una predilezione per il dettaglio frutto di un'esigenza conoscitiva che richiede prossimità. Sono poche le eccezioni, come nel caso del video e della serie fotografica Alla fine del mondo, realizzate nel 2002 durante una residenza in California. Il lontano Occidente, che per noi europei ha costituito per lungo tempo un vero e proprio finis terrae, ha senza dubbio contribuito a radicalizzare l'interesse per il concetto di soglia che, con tutta la sua capienza semantica, conserva ancora oggi un ruolo importante nella sua ricerca. In quel ciclo di immagini riescono a convivere il primissimo piano, illuminato con luci colorate che traducono in miraggio psichedelico un comune angolo di siepe avvolto nell'ombra, e l'orizzonte colto all'ora del crepuscolo, in un momento in cui la luce è rincorsa dal buio e le due condizioni coesistono e insieme si escludono.
A partire da quel lavoro, per arrivare alle nuove opere presentate a Ghost Space, Laura ha spinto la propria ricerca verso il grado zero della visualità, nel rapporto tra luce e ombra che in fotografia corrisponde alla precondizione operativa del dispositivo tecnico. Nelle opere in mostra, la luce non proietta colori sull'epidermide delle cose ma si limita a svelarle: con una torcia elettrica a led e lunghi tempi di esposizione, dal nero abissale dell'oscurità affiorano elementi naturali la cui presenza ha intensità variabili, frutto della sovrapposizione in trasparenza di diversi scatti dello stesso luogo. Questa stratificazione di tempi in uno spazio dato sembra ripercorrere la condizione dell'atto contemplativo, che l'artista identifica con la pratica stessa della fotografia: la possibilità di esercitare lo sguardo, di "vedere oltre" a partire da uno spazio dove l'occhio possa vagare, che nell'antichità era lo spazio del cielo (templum). Le immagini che ne risultano hanno la consistenza di apparizioni, tracce che rimandano alla natura del mezzo fotografico e al suo essere un tuffo assoluto nella materia del tempo. L'uso della torcia elettrica enfatizza inoltre la funzione propria dell'obiettivo, quella di "inquadrare" e quindi separare, porzioni di realtà dal flusso continuo dell'esistente. La fisica e teorica femminista Karen Barad parla espressamente di taglio (the cut) per definire ogni atto di osservazione, secondo una visione del mondo dove tutto è profondamento connesso e intrecciato (entangled), ed è necessario individuare, separare temporaneamente ciò che non lo sarebbe, per poterlo conoscere. Molti aspetti della ricerca di Laura Viale si possono ricondurre a questo orizzonte di pensiero e in generale alle riflessioni espresse dai nuovi materialismi filosofici, che hanno messo in discussione la logica binaria del pensiero occidentale con le sue tradizionali dicotomie soggetto-oggetto, organico-inorganico, naturale-artificiale.
Nei lavori in mostra l'allusione a una multidimensionalità spazio temporale, a uno spazio-tempo da cui è possibile andare e venire, è annunciata dall'artista fin dal titolo: Di là fioriscono carote selvagge, indizio di un altrove al quale la fisica quantistica ha assegnato statuto di piena legittimità e che in queste opere prende corpo in un processo insieme operativo e concettuale di stratificazione, che arriva a produrre la letterale fuoriuscita della sostanza fisica dell'immagine dalla cornice. Se la sovrapposizione di layers, nelle stampe fotografiche riconduce a strati di diverse immagini parzialmente trasparenti, nella scultura rimanda ai livelli di elaborazione digitale delle fotografie. Con Temporary Branches, scultura in PVC trasparente, Laura dà forma al paesaggio elettronico su cui si basa ampia parte della nostra esperienza visiva quotidiana della realtà. A partire da una fotografia scattata in un bosco, ha tradotto l'immagine in disegno vettoriale, scegliendo di conservare quei "rami temporanei" prodotti durante i processi di elaborazione attuati dai software, i layers destinati a essere eliminati a favore del risultato finale, e nei quali il programma digitale rivela la sua natura: l'andamento fluido della vegetazione si traduce in tracciati frammentati, in sequenze di linee e piccoli quadrati. Di questi rami, la cui "crescita" è potenzialmente senza arresto, l'artista riproduce alcuni elementi nel PVC tagliato a getto d'acqua. Esposti alla luce, che li attraversa e riverbera nella trasparenza della materia flessibile, i rami temporanei sembrano racchiudere la vitalità immanente di esseri preistorici, con il loro incedere esitante, tra slanci e soste, al ritmo del respiro.

Francesca Comisso,
Torino, 25 aprile 2018